Empoli (sabato, 8 agosto 2026) — L’approvazione del primo Piano faunistico-venatorio regionale rappresenta per la Toscana un passaggio di rilevante valore istituzionale nell’ambito delle politiche di gestione del patrimonio faunistico e del territorio. Il nuovo strumento di pianificazione sancisce il definitivo superamento del precedente assetto fondato sulle competenze provinciali e pone termine al regime di proroghe che si era protratto a partire dal 2015. Secondo il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, il Piano si configura come uno strumento orientato al raggiungimento di un equilibrio tra le differenti esigenze ambientali, economiche e sociali che caratterizzano il contesto regionale.
di Alice Grieco
Nel presentare il provvedimento, Giani ha evidenziato alcune peculiarità del territorio toscano, sottolineando come la regione, pur estendendosi su una superficie paragonabile a quella della Lombardia, presenti una densità demografica sensibilmente inferiore e una delle più ampie coperture forestali del Paese. In un contesto territoriale caratterizzato da un’elevata ricchezza ambientale e da una diffusa presenza antropica, la definizione di un quadro normativo unitario viene considerata essenziale per assicurare una gestione sostenibile delle risorse naturali e per prevenire situazioni di conflitto tra gli usi del territorio.
Il Piano si propone di conciliare le istanze dei principali soggetti coinvolti nella gestione degli ecosistemi rurali: il settore agricolo, l’attività venatoria e il mondo dell’associazionismo ambientalista. L’obiettivo dichiarato consiste nel favorire una governance condivisa, capace di integrare esigenze produttive, tutela della biodiversità e conservazione del patrimonio naturale.
Con riferimento al comparto agricolo, è stato attribuito agli imprenditori agricoli un ruolo strategico nella valorizzazione del territorio e nel rafforzamento della vitalità delle aree rurali, attraverso politiche in grado di incentivare il ricambio generazionale e di garantire adeguate condizioni di sostenibilità economica e operativa. Per quanto riguarda l’attività venatoria, è stata sottolineata la funzione svolta dai cacciatori nelle operazioni di controllo delle popolazioni di fauna selvatica, considerate rilevanti ai fini della conservazione degli equilibri ecologici, della tutela delle produzioni agricole e della prevenzione dei danni derivanti dall’eccessiva proliferazione di alcune specie. Parallelamente, è stato riconosciuto il contributo delle associazioni ambientaliste nella salvaguardia del paesaggio, nella promozione della qualità ambientale e nella sensibilizzazione verso la conservazione degli ecosistemi.
Dal punto di vista istituzionale, il Piano assume inoltre un significato particolarmente rilevante poiché costituisce il primo strumento di pianificazione faunistico-venatoria elaborato e approvato direttamente dalla Regione dopo il riordino delle competenze conseguente al superamento della pianificazione provinciale. Tale circostanza viene interpretata come un’evoluzione del sistema di governo territoriale, orientata a garantire maggiore uniformità decisionale, continuità amministrativa ed efficacia nella programmazione delle politiche faunistiche.
Nel corso dell’iter di approvazione è stato evidenziato anche il contributo fornito dalle commissioni consiliari, dai consiglieri regionali appartenenti ai diversi gruppi politici e dalle strutture tecniche dell’amministrazione regionale, il cui lavoro ha consentito di definire un testo condiviso attraverso un processo di confronto e mediazione. L’approvazione del Piano è stata infine presentata come una scelta ritenuta non ulteriormente rinviabile, motivata dalla necessità di dotare la Toscana di uno strumento programmatorio aggiornato, in grado di rispondere alle esigenze di gestione della fauna selvatica e di affrontare le principali criticità ambientali e territoriali della regione.
Last modified: Agosto 8, 2026


