Empoli (venerdì, 3 luglio 2026) — La Regione Toscana e il Terzo settore hanno intrapreso un percorso congiunto di valutazione degli effetti generati dagli interventi finanziati attraverso l’Avviso Sociale 2023. Tale strumento ha messo a disposizione risorse per un importo complessivo di 5,52 milioni di euro su base triennale. Di questi, 600 mila euro sono stati stanziati da fondi regionali, mentre la quota rimanente è stata assegnata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il programma ha consentito il finanziamento di 246 progetti, promossi da una pluralità di soggetti del Terzo settore che hanno sviluppato forme di collaborazione e partenariato, rafforzando la capacità di intervento sui territori.
di Alice Grieco
Come evidenziato dall’assessora regionale alle politiche sociali, Monia Monni, si tratta della prima esperienza di valutazione sistematica dell’impatto sociale delle misure sostenute attraverso questo strumento. L’obiettivo dell’indagine è misurare in che misura gli interventi abbiano contribuito al miglioramento delle condizioni di vita dei beneficiari, superando una logica esclusivamente quantitativa e orientando l’analisi verso gli effetti concreti prodotti sulle persone e sulle comunità.
Secondo l’assessora, la valutazione rappresenta un momento cruciale del ciclo delle politiche pubbliche, spesso sacrificato dalla necessità di rispondere alle emergenze e alle esigenze contingenti. Disporre di una lettura approfondita degli effetti delle azioni realizzate consente, invece, di comprendere l’effettiva capacità degli interventi di incidere sul benessere della popolazione e di acquisire elementi conoscitivi fondamentali per la programmazione delle future politiche sociali. In questo processo, il Terzo settore assume un ruolo strategico, grazie alla conoscenza diretta dei bisogni delle comunità locali e alla capacità di restituire una rappresentazione puntuale delle condizioni sociali presenti sul territorio.
I risultati della ricerca sono stati presentati durante un incontro con i rappresentanti del Terzo settore presso l’Istituto degli Innocenti di Firenze. L’indagine è stata condotta mediante la somministrazione di due questionari distinti: uno destinato ai beneficiari degli interventi finanziati e l’altro ai referenti dei progetti, al fine di integrare la percezione degli utenti con quella degli enti attuatori.
Tra gli elementi di maggiore rilevanza emersi dall’analisi si annovera la natura non meramente assistenziale degli interventi sostenuti. I progetti finanziati hanno infatti dimostrato di generare cambiamenti strutturali nelle condizioni di vita delle persone coinvolte, promuovendo percorsi di inclusione, autonomia e partecipazione sociale. Tale risultato conferma una concezione del welfare orientata non esclusivamente all’erogazione di prestazioni, ma alla costruzione di relazioni sociali solide e al rafforzamento della resilienza delle comunità locali.
L’indagine evidenzia inoltre come il miglioramento conseguito in una specifica dimensione del benessere individuale sia frequentemente accompagnato da effetti positivi anche in altri ambiti della vita delle persone. Si osserva, in altre parole, un effetto moltiplicatore, attraverso il quale interventi mirati sono in grado di generare benefici diffusi e interconnessi, incidendo simultaneamente sul benessere psicologico, sulla partecipazione sociale e sulla qualità delle relazioni.
Un ulteriore risultato significativo riguarda il rafforzamento della capacità collaborativa delle organizzazioni del Terzo settore. I bandi hanno incentivato la costruzione di reti territoriali, favorendo lo sviluppo di competenze organizzative condivise, una maggiore integrazione operativa tra gli enti e la continuità nell’erogazione dei servizi. L’esperienza conferma come la fiducia reciproca e la cooperazione abbiano prevalso su modelli di intervento frammentati, consolidando un sistema di welfare fondato sulla collaborazione tra soggetti diversi.
L’analisi approfondisce le principali condizioni di vulnerabilità emerse tra la popolazione destinataria degli interventi. Un primo elemento di criticità riguarda le giovani generazioni, che presentano livelli significativamente inferiori di benessere, soddisfazione personale e supporto sociale rispetto alla popolazione anziana, evidenziando la necessità di interventi mirati.
Una seconda area di fragilità è rappresentata dal divario di genere. Le donne, infatti, registrano livelli inferiori di benessere psicologico rispetto agli uomini, nonostante una maggiore partecipazione alle attività civiche e reti relazionali generalmente più solide. Tale situazione sembra riconducibile al maggiore carico emotivo e assistenziale che spesso grava sulle donne, impegnate nello svolgimento di funzioni di cura familiari.
Secondo Monni, tali evidenze costituiscono un patrimonio informativo fondamentale per orientare la programmazione degli investimenti futuri e la definizione dei prossimi bandi regionali. Se da un lato la povertà economica continua a rappresentare un fattore determinante nella riduzione del benessere e dello stato di salute della popolazione, dall’altro emergono forme di vulnerabilità non direttamente correlate alle condizioni reddituali individuali o familiari, che richiedono strumenti di intervento specifici e differenziati.
La ricerca evidenzia significative differenze territoriali. L’area dell’Azienda USL Toscana Centro, nonostante la maggiore concentrazione di risorse e organizzazioni del Terzo settore, presenta livelli inferiori di benessere e supporto sociale in quasi tutte le dimensioni analizzate. Tale apparente paradosso potrebbe essere attribuito agli effetti della forte urbanizzazione delle province di Firenze, Prato e Pistoia, che tende a indebolire le reti di prossimità e la coesione sociale. Al contrario, le province di Arezzo, Grosseto e Siena registrano indicatori mediamente più elevati, nonostante un numero inferiore di partecipanti alla rilevazione.
Nel complesso, la valutazione dell’Avviso Sociale 2023 conferma l’importanza di integrare l’analisi dell’impatto sociale nella programmazione delle politiche pubbliche. Tale integrazione offre evidenze utili per orientare gli interventi futuri verso modelli di welfare sempre più partecipativi, territoriali e capaci di rispondere efficacemente alle nuove forme di vulnerabilità sociale.
Last modified: Luglio 3, 2026


