Empoli (domenica, 12 luglio 2026) — La Toscana inaugura la campagna antincendi boschivi 2026 con un sistema operativo già pienamente attivo, ma soprattutto con una nuova visione della gestione del rischio. L’obiettivo non è più soltanto intervenire per spegnere i roghi, bensì prevenirli attraverso una pianificazione più avanzata, il supporto della ricerca scientifica e un’attenta analisi degli effetti del cambiamento climatico sul territorio.
di Alice Grieco
Il nuovo approccio è stato illustrato a Firenze, nella sede della Presidenza della Regione, dove sono stati presentati sia il dispositivo regionale per la stagione estiva sia il documento tecnico dedicato alle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici nella lotta agli incendi boschivi. Si tratta di uno studio che punta a fornire strumenti innovativi per individuare in anticipo le aree più vulnerabili e orientare le future politiche di prevenzione.
Nel corso della presentazione è stato evidenziato come l’aumento delle temperature, i periodi di siccità sempre più frequenti e le trasformazioni del paesaggio rurale abbiano modificato profondamente le caratteristiche degli incendi. Il progressivo abbandono di molte superfici agricole, la riduzione della gestione forestale e l’espansione delle aree di contatto tra boschi e insediamenti abitati stanno infatti contribuendo a rendere gli eventi più estesi, veloci e difficili da contenere.
I dati registrati nei primi sei mesi del 2026 confermano questa tendenza. Tra gennaio e giugno sono stati censiti 151 incendi boschivi, un numero che dimostra come il periodo di maggiore pericolosità non coincida più esclusivamente con l’estate. Tra gli episodi più rilevanti figura il vasto incendio sviluppatosi tra la fine di aprile e l’inizio di maggio nell’area del Monte Faeta, tra le province di Pisa e Lucca, dove il fuoco ha interessato circa 660 ettari di superficie boscata, un’estensione particolarmente significativa anche in considerazione del periodo dell’anno in cui si è verificato.
Proprio dall’analisi di questi nuovi scenari nasce il documento strategico predisposto dalla Regione, destinato a diventare la base del prossimo Piano operativo antincendi boschivi 2027-2029. L’impostazione proposta mira a superare un modello fondato prevalentemente sulla risposta all’emergenza, privilegiando invece strumenti di previsione, valutazione della vulnerabilità dei territori e pianificazione degli interventi prima che le condizioni di rischio raggiungano livelli critici.
Parallelamente proseguono le iniziative già avviate negli ultimi anni, tra cui i Piani specifici di prevenzione, le Comunità Antincendi Boschivi ispirate al modello Firewise e i progetti dedicati alla gestione delle aree maggiormente esposte. Per il Monte Faeta è già stato predisposto uno studio di fattibilità relativo agli interventi di recupero e messa in sicurezza post-incendio, con un investimento stimato intorno ai 400 mila euro.
Sul piano operativo, il sistema regionale conferma una struttura particolarmente articolata. Durante la stagione estiva saranno impegnati circa 4.000 volontari, affiancati da 400 operai forestali, oltre 600 mezzi terrestri e una flotta che potrà contare fino a dieci elicotteri. Rimarranno attivi senza interruzioni la Sala Operativa Unificata Permanente, i sette Centri Operativi Provinciali e 180 Direttori delle Operazioni di Spegnimento, mentre saranno garantiti specifici presìdi anche sulle isole dell’Arcipelago toscano. Continuerà inoltre l’attività formativa del Centro regionale “La Pineta”, struttura specializzata nell’addestramento del personale impegnato nelle operazioni antincendio.
La Regione ribadisce infine il ruolo determinante della collaborazione dei cittadini. Dal 13 giugno è entrato in vigore il periodo di massimo rischio incendi, con il divieto di bruciare residui vegetali fino al 31 agosto, salvo eventuali proroghe. Resta inoltre disponibile il bollettino giornaliero sul rischio incendi, elaborato attraverso il contributo del Consorzio LaMMA e del Cnr-Ibe, uno strumento che consente di monitorare costantemente l’evoluzione delle condizioni meteorologiche e del livello di pericolosità.
La strategia regionale punta così a integrare capacità operative, prevenzione, ricerca scientifica e partecipazione della popolazione, con l’obiettivo di rendere il territorio toscano più preparato ad affrontare gli effetti di un fenomeno destinato a diventare sempre più complesso.
Last modified: Luglio 12, 2026


